Atenei e Premialità: Nord batte Sud 210mld a 33,9mld. E non per meriti

Federico II, università, Fedeli, italia, sud

Ancora una volta, le risorse disponibili sono state distribuite alle Università con criteri penalizzanti per quelle meridionali

di Mimmo Della Corte

Qualche giorno addietro – chi segue questo sito, lo sa – avevo ribadito, per l’ennesima volta, che il futuro del Mezzogiorno passa per il rilancio dei suoi Atenei, ma sottolineando anche, però, che tale rilancio, potrà essere possibile, nella misura in cui, i meridionali sapranno rialzare la testa, lottare tutte insieme, abbandonare il Sud dell’Italia, colonia da depredare ed entrare nell’Italia del Sud, macroregione autonoma protagonista e costruttrice del proprio futuro. Perché, fino a quel momento, anche il solo pensare che qualcosa possa cambiare, sarebbe soltanto una follia. E la conferma alle mie parole è arrivata con un’immediatezza inaspettata. Tant’è che se il 9 gennaio, il sottoscritto scriveva: “Università e Ricerca: il futuro del Sud, passa soprattutto da qui!”; in quello stesso giorno (purtroppo, ne sono venuto a conoscenza soltanto oggi, ndr) veniva ufficialmente pubblicata la classifica finale per l’assegnazione dei fondi ai dipartimenti universitari d’eccellenza. Una graduatoria che non ha sorpreso nessuno, dal momento che corrisponde esattamente a quanto previsto (vedi “Il Mattino del 18 maggio dell’anno scorso) dal professore Alberto Baccini, docente di Economia e Statistica presso l’Università di Siena. Sicchè – proprio come anticipato dal suaccennato – dei 180 premi da 1,3mld da assegnare ai singoli dipartimenti, divisi in quote annuali di 271mln cadauna, negli anni dal 2018 al 2022, per un totale complessivo di 243,9mld, ben 155 (86,5 per cento) per un totale di 210mld sono stati attribuiti al Nord e 25 (13,5%), pari a 33,9mld, agli atenei meridionali. Dal che, se ne dovrebbe ricavare, che la qualità dei progetti di ricerca presentati dai dipartimenti del Nord era migliore di quella dei meridionali. Se, però, è vero, com’è vero, che solo 14 dei 180 progetti premiati hanno ottenuto i 30/30 e che sono riusciti a portare a casa il miliardo anche progetti che a mala pena hanno ottenuto il punteggio di 16/30, è evidente che non deve essere stato così. Fatto è che sulla scelta dei 180 dipartimenti da premiare, la fattibilità, la coerenza con le priorità del sistema nazionale ed internazionale, nonché le ricadute attese, dei progetti di ricerca presentati ha pesato soltanto per il 30 per cento, mentre ha pesato per ben il 70, il cosiddetto “indicatore standardizzato di performance”, basato sui risultati della “valutazione qualità della ricerca”, fermi, però, al 2011-2014, senza tener in alcun conto di quanto, e se, avvenuto dopo. In pratica, ancora una volta, risorse distribuite alle università italiane sulla base di criteri oggettivamente e, sin dall’inizio, notoriamente penalizzanti per il Sud. Tant’è che il professore Baccini, ha potuto anticiparne l’esito con ben 8 mesi di anticipo sulla conclusione ufficiliale della corsa. In queste condizioni e continuando con la politica della penalizzazione, finalizzata alla sua colonizzazione, pensare che il Sud possa evolvere e recuperare i ritardi di sviluppo che l’affliggono è, e resterà, soltanto un’illusione. Quando ci renderemo conto, noi meridionali, che lamentarsi non serve ed è arrivato il momento di agire?