Occupazione: Italia da record; Sud i conti continuano a non tornare

occupazione, Istat, Renzi, Gentiloni, Poletti, Padoan, Calenda

Dal 1977, mai tanti occupati nel “Belpaese”, ma al Mezzogiorno mancano ancora 300mila dei 500mila persi dal 2008

di Mimmo Della Corte

L’Istat ci ha fatto sapere che a novembre 2017 è cresciuta l’occupazione in Italia. Grazie ai contratti a termine, in maniera precaria, quindi, ma è cresciuta. Ma, evidentemente, anche la precarietà snobba il Mezzogiorno ed affonda nel Garigliano. Tant’è che “Il balzo del lavoro non arriva al Sud”, in apertura, ma senza dare particolare risalto alla cosa, “Il Mattino” di Napoli ieri mattina. E questo perchè: se è vero, che – come segnala l’Istat, alla luce dei numeri – i 23,8milioni di occupati rilevati a novembre rappresentano il top dell’occupazione italiana dal 1977 ad oggi; è anche vero che nel Sud mancano all’appello ancora 300mila (ovvero ben il 60 per cento) dei 500mila posti di lavoro perduti dall’inizio della crisi nel 2008. E meno male che sono, almeno un paio d’anni, che continuano a ripeterci che il Mezzogiorno sta marciando più velocemente dell’alt(r)aItalia, perchè la sua percentuale di crescita è maggiore di quella del CentroNord, fingendo di non sapere se la base di calcolo di partenza è inferiore è più facile crescere di più in termini percentuali, anche se in valore assoluto quella crescita resta inferiore. Un esempio: un aumento dell’1,5% su 120 euro corrisponde ad una crescita reale di 1,8 euro; mentre l’1% in più su 1.000 significa un aumento di 10 euro. Cosicchè, nel primo caso, la quota iniziale arriva a 121,8 euro, mentre nel secondo sale a 1010 euro. E tutto questo, a dispetto di “Masterplan”, “Patti per il Sud”, “Agevolazioni”, “Incentivazioni”, “bande larghe”, “Industria 2.0 o 4.0” e tutti gli altri impegni, in questi anni, annunciati a fiumi, ma visti soltanto a gocce. E, diciamolo senza infingimenti, sarà sempre così, fino a quando il territorio al di sotto del Garigliano continuerà ad essere soltanto il Sud d’Italia, colonia da depredare, e non riuscirà a trasformarsi nell’Italia del Sud, macroregione autonoma, protagonista del proprio futuro. E nel frattempo i nostri “cervelli” continueranno ad essere costretti a fuggire altrove!                                                                          Detto questo, però, bisogna riconoscere per onestà intellettuale che una, seppur limitata, in confronto alla crescita degli altri Paesi europei, “ripresina” in Italia indubbiamente c’è, ma gli italiani stentano a percepirla, anzi non la percepiscono per niente, perché gli aumenti delle tariffe energetiche, dei trasporti e dei servizi pubblici gliel’hanno resa praticamente invisibili. Ancora meno riesce a percepirla il Mezzogiorno che, agli aumenti di cui sopra, aggiunge – come scritto prima – il non aver ancora recuperato i posti di lavoro, persi dallo scoppio della crisi.