Le “vittime” della falsa unità non piacciono a Galasso, Laterza e Macry

autonomia, Il Mattino, Gentiloni, Calenda, Mezzogiorno, De Luca

Gli italioti di scorta del meridionalismo anti-Sud contro la “giornata della memoria”, in difesa dei propri privilegi “unitari”

di Mimmo Della Corte

Il 4 luglio scorso, il Consiglio regionale della Puglia, su proposta del gruppo grillino, ha deciso che il 13 febbraio (giorno della caduta di Gaeta) di ogni anno, sarà il giorno della commemorazione delle vittime dell’aggressione e dell’invasione  savoiarda nel Sud, in occasione della fasulla unificazione italiana. Ebbene, lo dico con estrema franchezza – anche perché chi mi segue lo sa, avendolo il sottoscritto, ribadito a chiare lettere – si tratta di una ricorrenza di cui avrei fatto volentieri a meno. Per il momento, almeno. Perché, alla luce della situazione in cui è costretto il Mezzogiorno, oggi come oggi, ritengo prioritario parlare di cosa fare per uscire dalla condizione di colonia e costruire insieme un futuro possibile e diverso per la nostra terra. Piuttosto che continuare a discutere di ciò che è successo in quel lontano 1861, dell’istituzione, per altro, assolutamente legittima della “giornata della memoria” e della desavoiardizzazione della toponomastica delle città del Sud. Perché, “con o senza” questa ricorrenza, la realtà attuale del Mezzogiorno, resta “tale e quale”.   Ma che il “Corriere” con il suo “corrierino”,  abbia chiamato all’appello i soliti italioti di scorta (o sarebbe meglio dire di scarto?), con il certificato di nascita e la residenza al Meridione; ma con carriere luminose e portafogli straboccanti di Nord, per delegittimare, in maniera ancora più spocchiosa ed arrogante, l’iniziativa pugliese, proprio non si può mandar giù. E se Giuseppe Galasso (ma a 88 anni, non sarebbe il caso di cominciare a dedicarsi un po’ ai nipotini?) ha sostenuto che “il paradiso borbonico, è solo un’invenzione nostalgica”; l’editore pugliese Alessandro Laterza ha, addirittura, aggiunto che “non ha senso la giornata della memoria sudista”, poichè criminalizza l’unità d’Italia (e dov’è la bugia?); ma è l’editoriale “Revisionismo sudista dei 5 stelle”,   di Paolo Macry altro cattedratico insigne e barone dell’antimeridionalismo, “senza se e senza ma”, ad infliggere un colpo durissimo alla  credibilità ed all’opportunità dell’evento. All’antimeridionalismo storico dei “soliti noti”, somma, infatti, l’insinuazione che la proposta avanzata dai grillini, non è che il tentativo di approfittare, in vista delle elezioni regionali siciliane, della rabbia dei meridionali verso il governo. Il che, sia chiaro, è anche vero, ma non si può ridurre tutto, soltanto a questo. Anzi! Altrimenti bisognerebbe anche chiedersi, come mai gente che, pur essendo vicinissima al potere, se non, addirittura, partecipandovi, non si è mai accorta dello strabismo dei governi centrali, dei soprusi, delle arroganze e delle rapine ai danni del Sud, in questi anni, possa continuare a ritenersi l’unica depositaria della verità su quanto avvenuto nei decenni pre e post-unitari. Quando, cioè, non erano ancora sbarcati su questa terra neanche loro. Certo, hanno ricercato, rovistando fra i documenti ufficiali dell’epoca ed i libri di storia che come si sa sono sempre figli dei vincitori. Da qui, hanno tratto  quelle conclusioni di comodo che da 156 anni ci vengono “raccontate” come verità indiscutibili, per accreditare, le tesi savoiarde, prima; quelle dei governi repubblicani, giustificandone i favoritismi proNord dopo e per screditare i meridionali pre e post-unità, ma anche quelli contemporanei, oggi. Possibile che questi  signori, pur con tutta la loro onniscienza, proprio non riescano a rendersi conto che ormai le verità vere sui fatti del 1861 hanno squarciato le tenebre e  sono prepotentemente venute alla luce e non sarà certo il loro rancore, sordo e cieco, a ricacciarle nell’ombra? Anzi, più loro si ostineranno a negare l’evidenza, gettando fango sul Sud, più i “sudisti” – anche quella minoranza al momento ancora titubante – si renderanno conto che il loro futuro è nell’autonomia. Nel frattempo, ben venga, allora, l’istituzione della “giornata della memoria” anche nelle altre regioni del Sud.