Sud: posti di lavoro ed ammortizzatori a rischio… e c’è chi parla di crescita

Decreto, patto Sud, Gentiloni, Renzi, Calenda, De Vincenti

Calabria, Sicilia, Campania e Puglia, fra le sole 6 regioni d’Europa dove lavora meno di una persona su due  e altre 200mila persone rischiano il posto

di Mimmo Della Corte

Come ho già avuto modo di scrivere ieri, i “taroccari” degli istituti di ricerca italioti, nel parlare del Mezzogiorno, continuano a raccontarne trionfalmente il mondo a colori. Favole che, alla luce delle tante situzioni di crisi aziendali che in questo inizio di nuovo anno investono le aziende del territorio, servono a poco, anzi a niente. Più che tranquillizzare preoccupano. Perchè mettono in pericolo, il posto di lavoro, ma anche gli ammortizzatori sociali, di quasi 200mila lavoratori dipendenti dell’area. A cominciare da quelli dello stabilimento Fca di Pomigliano d’Arco che, al momento, impegnato nella produzione della Panda, il più venduto dei modelli Fiat, che, però, dal 2019 sarà localizzata in Polonia. La direzione assicura che all’unità produttiva campana sarà affidata la produzione di 2 modelli d’alta gamma. Già ma quali? Questo è in mente Marchionne che, tra l’altro, in quello stesso anno, lascerà la direzione dell’azienda. Per continuare con i quasi 20mila lavoratori dell’Ilva di Taranto. Il ricorso al Tar del governatore Michele Emiliano e del sindaco Rinaldo Melucci, potrebbe, a detta del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda indurre gli indiani della Mittal a rinunciare al previsto investimento di 2,2mld. Discorso analogo per l’impianto Fincantieri di Castellammare di Stabia, sul cui futuro, dopo la fusione con i francesi di Stx e la promessa dei traghetti da produrre in loco per i prossimi 10 anni, sembra essere caduto il silenzio più totale e nel casertano per l’ex Firema, oggi gruppo TFA-Titagarh. Nell’avellinese preoccupano le situazioni dell’Industria Italiana Autobus, già Iribus-Fiat e della Novolegno che ha annunciato l’esigenza di dover provvedere ad un ridimensionamento degli organici di almeno 55 unità.

La crisi che ha investito l’intero settore informatico non ha risparmiato l’Its Lab, società di servizi informatici alle imprese, di Torre Annunziata, nata negli anni ’90. Realtà un tempo decisamente dinamica e che negli anni scorsi è stata chiamata a produrre software per Accenture, che, però, in pochi anni ha visto ridurre il livello occupazionale di quasi la metà, passando da 300 a circa 150 dipendenti a rischio licenziamento e da oltre 9 mesi senza stipendio. La situazione di crisi, non lascia indenne neanche la grande distribuzione. L’Unicoop Tirreno, ha già annunciato la chiusura dei punti vendita di Napoli e Santa Maria Capua Vetere e la Trony di Napoli ha già annunciato 45 licenziamenti. Intanto, la pugliese Marozzi società di trasporti automobilistici, dopo aver ridotto i collegamenti verso Roma, Siena, Firenze e Pisa, ha annuciato l’intenzione di voler provvedere al licenziamento di 85 addetti. La Giustificazione? Ovviamente, la concorrenza “sleale” di Flixbus. Da tre mesi, senza stipendio i lavoratori della societò consortile lucana Giuzio Ambiente, già Argaip, che cura il depuratore dell’Eni di Potenza. I quasi 400 licenziamenti effettuati l’anno scorso e le istituzioni delle Zone Economiche Speciali, programmate dal Governo, non sono stati sufficienti a risolvere in maniera definitiva la crisi del porto calabrese di Goia Tauro che purtroppo si farà sentire anche nel 2018. A Zumpano, nel cosentino, Almaviva ha annunciato la decisione di 300 licenziamenti e, sempre nel settore dei call center, la Call&Call di Locri ha già man dato a casa 129 dipendenti. In Sicilia, infine,il 15 gennaio prossimo s’incontreranno governo, sindacati e lavoratori della palermitana ex Keller di Cariri nel tentativo di salvare i 190 operai specializzati nella manutenzione di carrozze ferroviarie.

Nessuna sorpresa, quindi, se – come emerge dal Regional Yearbook 2017 di Eurostat, in assoluta contraddizione con quanto asseriscono gli istituti di statistica italioti – le regioni meridionali, nonostante i trionfalismi italici, sono in profonda crisi. Secondo questa ricerca,  Calabria, Sicilia, Campania e Puglia sono da annoverare fra le sole sei regioni europee in cui lavora meno di una persone su due. Nel 2016, infatti, il 71,1% dei cittadini europei fra i 20 e i 64 anni aveva un’occupazione, contro, il 44,3% in Puglia, il 41,2% in Campania, il 40,1% in Sicilia e il 39,6% in Calabria, mentre La media di occupazione italiana si ferm ava al 57,2%. E questi, cari signori dei governi vicini, lontani e, magari, anche futuri, sono fatti concreti, non parole “vuoto a perdere” e numeri messi l’uno dietro l’altro, come siete soliti fare voi ed i vostri reggicoda, nel solo tentativo di convincere il Mezzogiorno che “tutto va bene” e, grazie a voi, andrà ancora meglio nel futuro. E vi serve a poco, credetemi, continuare ad accusare, chiunque “osi” contraddirvi, di mendacità e di diffusione di notizie false.