Di Maio ridimensiona insieme e in un solo colpo reddito e Unesco

Tre gorni dopo. La città dei Sassi è Patrimonio Unesco dal 1993 e sabato 19 gennaio è stato inaugurato con una fantastica cerimonia l’anno dedicato a “Matera Capitale Europea della Cultura”. Tre giorni dopo, nel corso della solenne festa grillina dedicata al reddito di cittadinanza, a Lino Banfi è stato pubblicamente attribuito, dal vicepremier e ministro per lo Sviluppo economico e il Lavoro, Luigi Di Maio, l’incarico di componente della Commissione Nazionale Unesco, in sostituzione del defunto Folco Quilici. Prima, però, di entrare nel merito della cosa, è giusto sottolineare che Pupi Avati – altro componente, su designazione Mise, dell’assemblea (60 persone) – ha dichiarato che da quando è stato insignito dell’incarico non è mai stato convocato. Smentito, però, dal presidente della Commissione, Franco Bernabè, che ha sostenuto essere stato lui, a non essersi mai presentato. A chi credere? Boh!

Perchè la nomina di Banfi all’indomani dell’inaugurazione di Matera capitale collegata all’Unesco, quella per il reddito di cittadinanza?

Sicchè, mi chiedo – anzi, lo chiedo al designatore pentastellato – come mai – considerata la vicininza fra le due date, il 19 e il 22 gennaio – l’annuncio, con relativo conferimento pubblico, sia arrivato nella seconda: la festa per il reddito di cittadinanza, rispetto alla quale era come un “cavolo a merenda”, perchè con quello strumento, la cultura ha ben poco da spartire e non, invece, come più logico, in occasione della prima: l’apertura dell’anno dedicato a “Matera, capitale europea della Cultura”, della quale avrebbe potuto essere “la ciliegina sulla torta”, dal momento che l’organismo, per quanto soltanto consultivo, è parte integrante dell’Unesco.

Probabilmente, senza rendersene conto, il leader 5S è riuscito in un solo colpo a delegittimare, prima, il reddito di citttadinanza – che – secondo i grillini – dovrebbe partire ad aprile, ma di cui neanche lui e, ancora di meno, i suoi collaboratori ed i diretti interessati, al di là degli slogan, sanno cosa dire e di cosa effettivamente si tratti. Sicchè, ha preferito ripiegare su Banfi, sperando che con le sue facezie, le batture salaci e magari un po’ “scollacciate”, riuscisse a distrarre l’attenzione degli intervenuti, dal tema della serata – e, poi, lo stesso nonno d’Italia, che è sembrato non accorgersi di essersi fatto esporre dai grillini come un trofeo, nella bacheca degli enti inutili, durante una “sceneggiata” dedicata ad altro, e che, per questo, non può dire di aver compiuto alcun passo in avanti, nella considerazione culturale internazionale. Anche perchè, a nomina acquisita, si è lasciato andare ad una dichiarazione, che si sarebbe potuta risparmiare, nell’occasione assolutamente fuori luogo e distonica con l’incarico ricevuto: “io con la cultura non c’entro, ma ho scoperto che questa carica è bellissima”, aggiungendo, che finalmente la si faceva finita “con gli incarichi affidati a persone plurilaureate che conoscono bene la geografia, i posti ed i siti” e poi, che “ora io porterò dovunque, anche nei luoghi seri, il sorriso”.

Perfettamente, in linea, però, con la visione culturale di Giggino da Pomigliano per il quale “è ora di dire: basta a professori e plurilaureati, piuttosto occorre recuperare l’anima popolare del Paese”. Confesso che personalmente sono assolutamente d’accordo con chi sostiene che non è il titolo di studio (tra l’altro non necessariamente sinonimo di cultura) a fare l’uomo, ma, al contrario, è l’uomo con i suoi comportamenti e le sue conoscenze anche extrastudio a implementare e valorizzare il propro titolo accademico. Non per questo, però, bisogna avercela con chi, può esporre in bacheca, una o più lauree.

In ogni caso, una cosa è certa, dopo il comico Beppe Grillo, è arrivato Lino Banfi il re della commedia all’italiana. Il M5S, anzi, Di Maio, si è dotato di un altro “tutor”. Almeno dal punto di vista dell’immginario popolare. Come dicono gli inglesi “two is better than one” (“due è meglio di uno”) o no?