Governo del cambiamento avanti a ricatti alternati e a poltrone occupate

“Se Conte cade, si torna alle urne”. Anche Sergio Mattarella – dopo aver provato a lungo a convincerli, con la “moral suasion”, a non andare sempre “sopra le righe” – si è stancato “dei continui eccessi” dei gialloverdi. C’è da chiedersi, però, se sia giusto continuare a rinviare nel tempo questa decisione, costringendo il Paese, nel frattempo, a subire le conseguenze di un esecutivo fermo e, pure, autoreferenziale. Che – con l’imposizione della fiducie su ogni provvedimento – che, tra l’altro, prima fà, poi disfà e riscrive – significativo, ha “silenziato” il Parlamento e ridotto i parlamentari a sagome di pezza; che va avanti a ricatti alternati (vedi, l’Autonomia perseguita dai leghisti o il “no-ismo” dei grillini sulle grandi opere e su tutto quanto “puzzi” di sviluppo); ha a cuore soltanto gli interessi dei due soci e dei rispettivi elettorati, senza nessun riguardo per quelli generali degli italiani. Che, anzi, con le sue decisioni, continua a mettere a rischio.

Due partiti che, per stare insieme – anziché, un’allenza politica – hanno sottoscritto, un “contratto di governo”. Solo che, tirandolo in ballo ogni qualvolta sono in disaccordo sul da farsi, lo hanno trasformato, in una foglia di fico per nascondere quelle difficoltà di rapporto (Tav, Triv, Tap, Reddito, investimenti, caso Diciotti, ecc.) per le quali sembrano essere sempre sul punto di crollare. Come la Torre di Pisa, pero, riescono a restare sempre in piedi, strappando all’alleato ciò che gli interessa per il proprio elettorato e concedendogli quello che vuole, per la stessa ragione. Ecco perchè, il governo pentaleghista riuscirà a sopravvivere, a tutti i peggioramenti dei rating internazionli e alle batoste elettorali (grilline o leghiste che siano).

Il potere è il miglior collante. Si può litigare su tutto, purchè ci si ricordi che senza essere al governo non si partecipa al “Gp Nomine”

Tanto più che sono consapevoli che partecipare al governo, consente ad entrambi, di concorrere al “Gp nomine” per spartirsi le poltrone di sottogoverno, arrivate a scadenza ed in attesa di essere redistribuite. Che, al momento, sono davvero tante! La più prestigiosa delle quali, la nomina del commissario europeo, cui si dovrà provvedere a fine maggio. In pratica dopo le elezioni europee.

Si comincerà, però, dalla copertura della poltrona di Ministro degli affari comunitari, lasciata vacante da Paolo Savona (in quota Lega), per trasferirsi alla presidenza della Consob che sembrava già destinata a Marcello Minenna (M5s). Uno scranno quello ministeriale, per il quale il sottosegretario 5stelle, Stefano Buffagni ha detto “no”. Da coprire anche quella di presidente dell’Inps, occupata fino ai ieri da Tito Boeri e da oggi libera per scadenza di mandato. Pareva già predisposta per accogliere un leghista, ma i pentastellati hanno deciso di candidarvi, Pasquale Tridico, inventore del Reddito di cittadinanza che, però, dovrà vedersela con Mauro Nori, già direttore generale dello stesso istituto ai tempi della presidenza Mastropasqua. Poi bisognerà riempire le caselle del cda della nuova Spa Sport e Salute, cui la riforma del Coni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti ha attribuito le funzioni e le risorse strappate alla Coni servizi. A fine aprile, toccherà designare il nuovo “ad” di Fincantieri, sulla cui poltrona siede dal 2002 Giuseppe Bono, che – dopo aver posto l’azienda al servizio della ricostruzione del Ponte Morandi e grazie ai suoi buoni rapporti con i soci francesi – spera nella riconferma. Da rinnovare anche i “cda” di Sace, Snam e Ansaldo Energia controllate dalla Cassa Depositi e Prestiti e dopo l’estate toccherà all’Invitalia guidata dal 2007 quale amministratore delegato Domenico Arcuri. E anche lui spera nella riconferma. Senza dire, poi, che potrebbero anche liberarsi la poltrona di Raffaele Cantone, all’Anticorruzione; di Roberto Rustichelli garante dell’Antitrust e quella di Massimo De Felice, all’Inail.