Governo in attesa, la decrescita in corsa, ma i gialloverde: “no problem”

Non so, se l’immobilismo di governo, logori di più Salvini o Di Maio, di certo, fa “decrescere”, (in)felicemente, il Paese. Durante i sette giorni di avvicinamento alle regionali in Sardegna di oggi, l’Italia ed il governo gialloverde, sono stati invstiti da una bufera di notizie negative. 1) la certificazione dell’Istat di un nuovo calo del fatturato industriale a dicembre scorso del 3,5% rispetto a novembre e del -7,3% su base annuale, il più pesante dal novembre 2009. E sempre a dicembre sono diminuiti (1,8% congiunturale e 5,3% tendenziale) anche gli ordinativi; 2) L’Unione europea ha minacciato che se entro marzo non saranno sbloccati bandi per 2,3 miliardi, ci taglierà a titolo di penale, 300 degli 813milioni di finanziamento per la Tav; 3) I conti della Legge di bilancio 2019 non tornano e, probabilmente, bisognerà ricorrere ad una manovra bis di almeno 4 miliardi, ma il premier smentisce; 4) I migranti salvati, ci chiedono i danni, ecc. Se queste sono le premesse, “l’anno meraviglioso” e “il miracolo economico” di Conte e Di Maio sono già svaniti. Ma noi, anzi no, la politica italiana o meglio ancora “il gatto e la volpe”: Matteo e Giggino, per distrarre l’attenzione generale, si preoccupano (si fa per dire) e parlano d’altro. Anzi, il primo – grato per essere stato salvato dai grillini per il caso diciotti – ha già cominciato a sdebitarsi con loro, accettando: il rinvio di Tav e Autonomie, Tridico e Verbaro all’Inps, lo sblocco della norma per quota 100 e reddito di cittadinanza.

Alle europee ognuno corre per se, ma Salvini, promette amore eterno agli alleati e propone: “dopo il voto facciamo un solo gruppo”

E in più, ha promesso “amore eterno” al loro leader, propronendogli (alla faccia del centrodestra che continua ad implorarne il ritorno) di formare un gruppo unico all’Europarlamento. Certo i dissidenti hanno risposto picche, ma ormai è noto a tutti che in casa grillina si cambiano più idee che camicie. E “chi vuole intendere, intenda”.

In ogni caso si tratta di una proposta suggestiva, utile soprattutto a rincuorare Di Maio che – dopo le 4 batoste subito nelle elezioni regionali, successive alle politiche del 4 marzo; la contestazione di quel 41% di grillini che minacciano la scissione; con i sondaggi “segreti” (ma evidentemente non troppo) che danno il M5s dimezzato (dal 42% di marzo a meno del 20) anche in Sardegna, tant’è che lui e gli altri vertici del movimento, sono praticamente scappati dall’isola, abbandonando al loro destino i propri candidati – non sta attraversando un bel momento. Così come, naturalmente, i 5stelle. Ma, come dice l’antica saggezza: “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Bisogna riconoscere, però, che i grillini, finora, hanno dimostrato, e fatto, ben poco. A parte ovviamente il surreale tentativo di sostituire la storica democrazia rappresentativa italiana, con una pantomima elettorale online, in occasione del voto degli iscritti (53mila votanti ovvero appena lo 0,088% dei 60milioni di italiani) per decidere, con la piattaforma Rousseau, se mandare Salvini davanti ai giudici o meno e quello di trasformarsi in partito, cancellando il doppio mandato per gli eletti e aprendosi alle alleanze con le liste civiche. Per carità, Non che la Lega abbia fatto molto di più. Solo che il poco leghista (chiusura dei porti agli immigrati, in realtà, più fumo che arrosto) è stato decisamente più appariscente, immediato, verificabile e ha colpito i cittadini. Quello grillino: il “no alle opere pubbliche” (indispensabili per la competitività, il rilancio del Paese e la creazione di nuove opportunità occupazionali) e il decreto dignità, hanno fermato il Paese e non sono ben visti dagli italiani; e il reddito di cittadinanza è ancora di là dal realizzarsi effettivamente. E se anche decollerà, non sarà sufficiente “a cancellare la povertà” e gli italiani lo hanno compreso. Intanto, maggio s’avvicina e la “decrescita (in)felice”…. cresce.