Il Sud aspetta ancora il 34% d’investimenti per il riequilibrio territoriale

Roma

Che non sia un fattore della produzione lo stabilisce l’economia classica che ne indica soltanto tre: terra, lavoro e capitale. Che rappresenti un elemento importantissimo per lo sviluppo di un Paese lo dimostrano la quotidianità degli eventi che segnano l’economia reale e il fatto che la crescita va sempre di pari passo con l’aumento della fiducia nei confronti del Governo. Stimola il cittadino a spendere, rilanciando i consumi e le aziende ad investire per far fronte alla domanda del mercato, ancor più se questo fiducia è accompagnata dal sostegno pubblico.

Ma “la fiducia è una cosa seria, che si dà alle cose serie”. E il Governo gialloverde sembra farlo apposta – promettendo certo e mancando sicuro: vedi il taglio della pressione fiscale, che, nel 2020 salirà al 42,7% – a mettere in discussione la propria affidabilità e a rendere ogni giorno più difficile e complicata la quotidianità degli italiani. A questo punto, una maggioranza “passabilmente seria” si chiederebbe perchè mai dovrebbero fidarsi dell’esecutivo gialloverde:

a) i lavoratori che stentano ad arrivare alla fine del mese e sanno di costare all’impresa da cui dipendono il doppio di ciò che loro portano a casa, perchè il 47,9% della propria busta paga, finisce, tra oneri e contributi vari, nelle casse dello Stato e che quest’ultimo – tra accise, Iva, tariffe, addizionali e balzelli – gli sottrae un’altra fetta, non piccola, anche di quel 52,1% residuo che trovano in busta paga; b) quei pensionati che con una pensione di 1.522 euro mensili – non certo di lusso – si vedono bloccato l’adeguamento Istat, perchè quei pochi spiccioli devono servire a rimpinguare, di ulteriori 2,2miliardi, il cestino delle elemosine per Reddito di Cittadinanza e quota 100; c) chi, dopo decenni di lavoro al servizio della p.a. va in quiescenza, per raggiunti limiti di età, e deve aspettare oltre 2 anni prima di incassare la liquidazione e, per altro, a rate, perchè la Fornero scelse questo rinvio quale metodo per contenere la spesa pubblica. E non parlo degli alti burocrati che con gli stipendi portati a casa negli anni, possono anche attendere. Bensì docenti e travet che in busta hanno trovato sempre cifre di piccolo cabotaggio. E non hanno potuto mettere da parte alcunchè. Certo, si tratta di provvedimenti che vengono da lontano ed assunti dai Governi precedenti, ma quello in carica, aveva promesso di cancellarli o, almeno allegerirli e, invece, li ha mantenuti e, in qualche caso, addirittura, aggravato.

Non possono certo far crescere la fiducia delle imprese nei confronti del governo: i litigi e le tensioni quotidiane fra gli alleati

Del resto sarebbe difficile pensare che possano far crescere la fiducia delle imprese nei confronti del governo: litigi e tensioni quotidiane fra gli alleati, vedi quella scatenata dal giustiziliasmo a “ore alterne” di M5S e Lega sui casi del sottosegretario Siri e della sindaca di Roma Raggi; allo stesso modo che sarebbe stato facile aspettarsi che il reddito di cittadinanza poteva scatenare, così com’è avvenuto, la rabbia dei degli interessati, nel momento in cui, dopo essersi sentiti promettere 780 euro mensili, si sarebbero visti recapitare pochi spiccioli, in qualche caso meno di 50 euro, rabbia che potrebbe trasformarsi in boomerang al momento del voto. E, pensa forse di migliorare il livello di affidabilità del suo governo, il premier Conte, andando in Calabria a promettere “una pioggia di quattrini per il Sud” pur sapendo che la norma per il riequilibrio territoriale che destina al Sud il 34% degli investimenti ordinari – in proporzione alla quota dei suoi abitanti – continua ad essere disattesa dal suo esecutivo. E chissà se sarà mai rispettata.

E a dire il vero, di motivi che allontanano i cittadini dal governo, ce ne sono anche altri, ma è meglio fermarsi a questi, non vorrei che a furia di leggermi, la vostra ira raggiungesse l’eccedenza. Purtroppo, nel momento in cui ci sarebbe bisogno di politici e statisti veri, ci ritroviamo ad essere governati da “bulletti” a caccia solo di potere e poltrone.