Le bugie “programmatiche” del Conte bis, anche stavolta il Sud “cornuto e mazziato”

Roma

Con queste premesse e questo governo c’è ben poco da essere allegri. La durissima battaglia scatenatesi – fra i 5stelle e le polemiche postume nel Pd – per mettersi d’accordo, nella scelta dei 32 sottosegretari e i 10 viceministri che, insieme ai 22 ministri e al premier, hanno portato a 65 il numero totale degli “elevati” al soglio ministeriale, ne sono la conferma. E meno male che non era nato – come leader e compagni rossi e gialli, continuano a ripetere – per spartirsi le poltrone; bensì per salvare il Paese a rischo urne per la crisi aperta da Salvini. E, invece, ormai è chiaro che era proprio la conservazione delle poltrone il loro obiettivo e che, con questo esecutivo, l’Italia non andrà molto lontana. E il peggio, purtroppo, toccherà ancora al Sud che continuerà a restarsene fermo e, per l’ennesima volta, dovrà rassegnarsi a fare la parte del “cornuto e mazziato”. Meglio esserne consapevoli da subito, per evitare delusioni futuro.

Qualche solone dell’infomazione settentrionale, sostenendo che “L’intera compagine governativa è piena di gente improbabile e di serie B che farebbe fatica a guidare una bocciofila di periferia”, cerca disperatamente di far passare una sorta di messaggio subliminale (ma neanche tanto) per il quale sarà il Mezzogiorno a trarre il massimo vantaggio da questo governo senza qualità che “cancella il Nord”, ha “dimenticata l’autonomia”, infine. dopo la pubblicazione della lettera del premier sul “Quotidiano del Sud”, solo una sintesi, nemmeno troppo significativa, delle “dichiarazioni”, “Il Giornale” alza il muro a difesa dell’antico strabismo pro Nord dei governi italiani e accusa “Conte getta la maschera: governo per il Meridione”.

In realtà, neanche dal Conte bis il Mezzogiorno può aspettarsi granchè. E non lo dico sulla scorta di convinzioni personali o pregiudizi, bensì sulla base della lettura (non superficiale e a mente fredda) delle noiosissime dichiarazioni programmatiche, traboccanti retorica e scontatezze.

Senza un solo numero per dare sostanza e credibilità alle sue affermazioni. Nelle 18 cartelle, infatti, al Mezzogiorno sono dedicate ben (si fa per dire) 2 citazioni e 7 dei 702 righi. La prima: “La sfida sul piano interno è quella di ampliare la partecipazione alla vita lavorativa delle fasce di popolazione finora escluse. Esse si concentrano soprattutto tra i giovani e le donne, particolarmente nel Mezzogiorno”. Nella seconda, annuncia che per ridurre il divario Nord-Sud: “Occorre rilanciare un piano di investimenti per il Mezzogiorno, anche attraverso la istituzione di una banca pubblica per gli investimenti che aiuti le imprese in tutta Italia (non solo, quindi, nel Mezzogiorno, ndr) e dia impulso all’accumulazione di capitale fisico, umano, sociale e naturale del Sud” (quello finanziario, invece, deve avere un’altra destinazione, ndr). Evidentemente al Nord, serve una banca che, con la scusa di aiutare il Sud, trasferisca risorse dalle sue parti. E in fatto di riforme, scrive “E’ intenzione del Governo completare il processo che possa condurre a un’autonomia differenziata (guarda caso, la più pericolosa per il Sud, ndr) che abbiamo definito “giusta e cooperativa” (ovvero l’Italia di sotto il Garigliano, deve continuare a fare da portatrice d’acqua a quella di sopra ndr).

La verità è che, al di là delle solenni bugie “programmatiche” di Conte, anche per quest’anno, il Sud di risorse da finalizzare al suo sviluppo, ne avrà pochine. Anzi, per niente! Ma “Giuseppi” ha già trovato la quadra per la risoluzione del problema. E’ andato a Bruxelles e ha chiesto di tenere fuori dal debito, le risorse nazionali – una quarantina di miliardi – necessarie per il coofinanziamento degli investimenti programmati con i fondi europei. Il che, sarebbe cosa buona e giusta. Ma se ne parla da decenni, senza riuscire a venirne a capo. Sicchè, se tanto mi dà tanto, c’è davvero poco da sperare. Al Mezzogiorno, non resterà che continuare ad aspettare e nel frattempo a subire i soprusi perpetrati ai suoi danni da uno Stato che nei suoi riguardi ciacola benissimo, ma per il….Nord razzola meglio. Anche, però, per la sua incapacità di esprimere una classe politico-dirigente all’altezza del proprio compito.