Legge di Stabilità, duemila19, piuttosto, l'”Elogio della follia”

“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in grnziariaan tempesta, non donna di provincie, ma bordello!”. Dante, 1300 ma, sette secoli dopo, è ancora cosi. Certo, l’Europa ha garantito 70 anni di pace, ma è anche vero che, da 18 in quà, i suoi governi, ce la stanno mettendo tutta per “incendiare” i rapporti fra cittadini e Stati. Ma quello che si è verificato (e non è detto che sia finito) in Italia per l’approvazione della legge di stabilità 2019 e lo scontro fra i “bulli” di Bruxelles e quelli di Roma, ha superato ogni limite. Una vera “guerra” le cui prime e più rappresentative vittime sono stati: Parlamento e cittadini. Il primo ridotto all’inesistenza. Della manovra ha saputo poco, anzi, nulla. Scritta – con buona pace del “sovranismo” e dei “sovranisti” italioti (Di Maio, Salvini & c.) – dai tecnici comunitari, con l’avallo dei loro colleghi romani, non è mai passata al vaglio delle commissioni. Sicchè, se tutto va bene, l’ok definitivo dalla Camera dei deputati – ovviamente con l’imposizione della fiducia – arriverà la prossima settimana fra Natale e Capodanno.

L’ulteriore rinvio, ingiantisce, però, il rischio dell’esercizio provvisorio, previsto dalla Costituzione nel caso che il governo non riesca ad approvare la legge di bilancio entro il 31 dicembre dell’anno in corso. Può durare al massimo 4 mesi, durante i quali sarà possibile spendere solo un dodicesimo di quanto stanziato dalla legge di Bilancio dell’anno precedente nelle sue varie poste, nonchè l’aumento dell’Iva al 24,2%, per la mancata sterilizzazione delle clausole di salvaguardia. Se questa è la democrazia dei “gialloverdi”, c’è davvero poco da essere allegri e si capisce ancora meglio perchè vogliono tagliare i fondi all’editoria, mettendo a rischio centinaia di testate e migliaia di posti di lavoro, per governare indisturbati e non dar conto ad alcuno delle proprie azioni. Altro che i dittatorelli delle “repubbliche delle banane”.

I secondi, gli italiani che, sulla carta, dovrebbero esserne i beneficiari e che, invece, rischiano di esserne soltanto i “benefattori”. Quelli, cioè, che ne pagheranno le spese, senza, nell’occasione, ricavarne alcun vantaggio. Una legge di stabilità, degna di Erasmo Da Rotterdam e del suo”Elogio della follia”, alla luce della quale i “fatto” auotocebrativi di Giggino sono “un eccesso di legittima difesa”. Contrapposto ad un documento che tra: imposte su beni e servizi, aumenti Iva, accise per il 2020 e il 2021, nasconde rincari per 51 miliardi (23 il primo, 28 l’altro), E, poi, blocco ssunzioni nella pa; taglio adeguamento Istat delle pensioni superiori a 1.500 euro; abrogazione credito d’imposta Irap; azzeramento di quello per acquisto beni strumentali; Tari in bolletta luce per comuni in dissesto. E Reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni, che si confermano quello che in realtà sono: prese per i fondelli. La mancanza delle risorse ed i tagli, imposti da Bruxelles ne hanno ridotto sia la platea dei possibili destinatari che le cifre erogabili ai singoli beneficiari, ma Tria ssicura “partiranno il primo aprile”. Sa che si tratta di un pesce d’aprile o pensava di essere su “Scherzi a parte”?

Nè la situazione appare messa molto meglio relativamente al Sud. Questa manovra, non lo degna di uno sguardo o di una parola, magari soltanto per dimostrare di conoscerne l’esistenza. Un Mezzogiorno che, dopo la, seppure lenta e faticosa, ripresa del 2016, ha di nuovo rallentato e rischia che la forbice Nord/Sud riprenda ad allargarsi. Salvini e Giorgetti, pensano di rifarsi regalando entro febbraio l’autonomia ai “lombardo-veneto-emiliani”. “Noi abbiamo detto si al “reddito”, il M5s ricambi per l’autonomia”, ricatta Giorgetti. Certo, avevano raccontato di aver cambiato idea verso il Sud, ma eravamo in campagna elettorale. E si sa, a Carnevale, ogni scherzo vale.