Senza Tatarella, destra, centrodestra e la politica italiana si sono liquefatti

Roma

Venti anni dopo, “Pinuccio” è ancora qui. Se la speranza di ogni essere umano, dal momento in cui comincia ad avere coscienza della propria essenza e del proprio essere parte di una comunità, è quella di lasciare dietro di sè un segno tangibile del proprio passaggio su questa terra, Tatarella, l’indimenticato ministro dell’armonia del Governo Berlusconi, c’è riuscito in pieno. Di tracce ed eredità da coltivare, ne ha lasciate tantissime. Basta pensare che ancora oggi – a venti anni esatti dalla sua scomparsa (8 febbraio 1999) – è un punto di riferimento per tanti della sua area politica, ma anche “oltre”.

“Oltre quel polo” che teorizzò e perseguì con determinazione e convinzione, passando per la costituzione di “Destra Protagonista” che, nel congresso di Sorrento del 1987, portò Gianfranco Fini alla segreteria del partito e pose le premesse per la nascita nel gennaio del 1994, di Alleanza Nazionale. Costituita, inizialmente, come formazione elettorale del Msi-Dn e di associazioni d’area minori: liberali, democristiane e mise assieme personalità di spicco fra cui: Domenico Fisichella e Gustavo Selva. E che, 4 mesi dopo, concretizzò quella travolgente crescita della destra (dal 5,47% dei voti ottenuti alle politiche del 1992 al 13,47% del 1994), offrendo, così, un contributo determinante al successo del Centrodestra, cementatosi attorno alla discesa in campo di Silvio Berlusconi e Forza Italia. Poi, in occasione del Congresso di scioglimento del Msi-Dn a Fiuggi il 27 gennaio del 1995, si trasformò ufficialmente in partito.

Un politico dalle grandi idee e capacità di mediazione fra le diversità la cui morte prematura ha pesato sulla politica degli anni duemila

Un politico dalle grandi idee, la cui morte prematura ha avuto conseguenze pesantissime e negative sulla Destra, che d’allora è cambiata; sul centrodestra, e sullo stessa AN da lui riempita di contenuti, che, privati della sua lucidità d’analisi, della sua capacità di leggere e prevedere il futuro e della sua abilità di mediazione fra le diversità, hanno finito per smarrire la giusta direzione di marcia, e invece di andare “oltre”, si sono trafigurati in un “altro” che, vittima della propria mancanza di idee, è andato via via esaurendosi, vedendo assottigliarsi il proprio contatto con la gente e, oggi, rischia la marginalizzazione.

Chi, come chi scrive, ha avuto l’onore di collaborare con lui, sa bene che per Tatarella, Alleanza Nazionale, non rappresentava soltanto il logo di un partito, bensì un contenitore politico in grado di diventare un casa calda e accogliente sia per chi proveniva dalla destra, che per quanti non di sinistra, ambivano a partecipare alla costruzione di un’Italia diversa e più coesa. Un disegno ambizioso, che, purtroppo, non ha avuto il tempo di portare a compimento. Purtroppo, se n’è andato troppo presto. Con lui in campo quel “che fai? Mi cacci?” di Fini a Berlusconi, in occasione della direzione nazionale del Pdl del 22 aprile del 2010, non ci sarebbe stato, il centrodestra non si sarebbe mai sgretolato e la destra mai liquefatta.

Così come, purtroppo, gli è mancato il tempo per vedere realizzato l’altro sogno funzionale al raggiungimento di quegli obiettivi che erano suoi, perchè da lui immaginati, ma che riguardavano, e riguardano, tutto il Paese e nello specifico il Meridione. Fare – dopo averlo riportato in edicola il 12 ottobre 1996 – del “Roma”, il più antico giornale del Mezzogiorno, il quotidiano del Sud degli anni duemila. Ma noi siamo ancora qui e voi il “Roma” continuate a leggerlo.

Di battaglie elettorali e politiche, Pinuccio Tatarella ne ha combattute e vinte tantissime ed a tutti i livelli. E’ stato consigliere comunale e regionale, deputato, capogruppo parlamentare, vice presidente del Consiglio dei ministri, Ministro delle Poste e Telecomunicazioni. Autore nel 1995 della legge elettorale, ancora in vigore, per le regioni a statuto ordinario e successivamente adottato anche da tre regioni a Statuto speciale: Sicilia, Sardegna e Friuli Venezia Giulia, conosciuta come il “Tatarellum”. E rappresenterebbe una soluzione per il voto alle politiche.