Sud: Buste paga inferiori del 16% rispetto a quelle del nord

Bankitalia, Istat, Il Mattino, la gazzetta del Mezzogiorno, Gentiloni

A conti fatti, uno stipendio in meno ogni anno e l’occupazione non cresce. Il 40% delle famiglie a rischio povertà delle famiglie

di Mimmo Della Corte

“Al Sud il 39% delle famiglie a rischio povertà”, annunciava, sulla prima dell’altro ieri. “Il Mattino” di Napoli a proposito delle risultanze del rapporto di Bankitalia sulla questione povertà in Italia nel 2016. Mentre “Famiglie, disuguaglianze in crescita”, proseguiva nella pagina 15, quella riservata all’economia, aggiungendo, inoltre, che “Bankitalia: il 23% dei nuclei è a rischio povertà. E al Sud si tocca il 39%”, il “catenaccio”. Per carità, “niente di nuovo sotto il sole” del Sud, ma tantissimo “d’antico”, su questo argomento ed a proposito “delle disuguaglianze in crescita”, perchè il “rischio povertà” al di sotto del Garigliano è notevolmente più alto. C’è da chiedersi: Potrebbe essere diversamente? Assolutamente no. Basta pensare che i lavoratori del Sud – gli operai come gli impiegati – portano a casa buste paga inferiori del 16 per cento, rispetto a quelle dei colleghi del Nord. Il che significa una mensilità di retribuzione in meno all’anno. E non solo. Il dopo crisi e i segnali di ripresa che cominciano a percepirsi (ma non più di tanto) anche qui, segnalano solo una vera e proprio esplosione del lavoro part time involontario ed una montagna di contratti dai minimi dimezzati, l’inesistenza o quasi, di contratti aziendali; l’assoluta o quasi scarsezza dei premi di produttività. La crisi, quindi, ha cancellato più posti di lavoro al Sud di quanti non ne abbia tolti al Nord, ma ha anche finito, di fatto, per tagliare, e non di poco, le retribuzioni pro capite dei meridionali. E ciò aggiungere che, con le agevolazioni previste dal piano nazionale “Industria 4.0” la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare. Le sue misure più significative, Super e iperammortamento, credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo e la nuova Sabatini, in considerazione del più sostanzioso apparato produttivo, continueranno inesorabilmente a concentrarsi per il 90% al Nord.

E non rappresentano di certo uno scoop, le notizie che il numero dei “disoccupati”, stante “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “al Sud” sia “il triplo che al Nord” e quella rilanciata dal quatidiano partenopeo della Caltagirone editore, per la quale sul fronte “Lavoro, solo il Sud è sotto i livelli della grande crisi”, soprattutto in conseguenza del ritardo di “Calabria e Sicilia”. Del resto, al di là degli annunci spot della campagna elettorale e alla luce dei fatti messi effettivamente in essere, neanche su questo fronte potrebbe essere diversamente. Tutti gli incentivi – e non mi riferisco a quelli annunciati in campagna elettorale, ma a quelli 2017 – sono ancora fermi al palo. Il governo Gentiloni, infatti, non è riuscito – come sarebbe stato necessario – a mettere a punto i decreti attuativi delle “Zone Economiche speciali” e il “Fondo Imprese Sud”. Il che significa un blocco di 350 milioni d’investimenti (200 per le prime; 150 per il secondo) finalizzati allo sviluppo del Mezzogiorno. E se l’iter delle Z.E.S. è già avviato, quello del F.I.S è ancora in alto mare. E’ ancora in attesa della firma della convenzione che ne affida ad Invitalia, con il supporto della Banca del Mezzogiorno, la gestione. Ancora più in ritardo il “Fondo per il capitale Immateriale, la competitività e la produttività” e non è stato ancora pubblicata il Dpcm per il credito d’imposta al 75%. E’ l’ennesima conferma che se il Sud vuole davvero crescere, ha bisogno di quella autonomia e di quella autodeterminazione necessarie per gestire in prima persona le proprie risorse.