Tria è tornato, speriamo non sia tardi Ma per il Sud continua il silenzio

Prima Roma

Ma Giggino e Matteo non ci stanno. Il Documento di Economia e Finanza, appena approvato, fa trasparire che il Ministro del Tesoro, Giovanni Tria si è stancato di essere la vittima sacrificale da immolare sull’altare degli interessi elettorali dei due leader gialloverdi a caccia di voti.

Sicchè, a differenza di quanto fatto a dicembre con la legge di bilancio, stavolta ha “vuotato il sacco”, sottolineando le criticità dei conti pubblici e tagliato le stime di crescita del Paese. Ufficializzando che: “reddito di cittadinanza”, “quota 100”, decreti: “crescita” e “sblocca cantieri” (gli ultimi due, tra l’altro, approvati “salvo intese”, non sono ancora operativi) avranno scarsissimo impatto sulla crescita, che, per altro, a fine 2019, al massimo toccherà il +0.1/0,2%. Mentre della flat tax, tanto cara a Salvini – per la quale, anche Di Maio si era, alla vigilia del Cdm di approvazione, offerto quale garante – se ne riparlerà, ma non si sa, né come, né quando. Salvo che non ci si decida a dare il via libera allo sblocco delle clausole di salvaguardia e. quindi, all’aumento dell’Iva. Cosa che in campagna elettorale è preferibile non dire. E anche i truffati delle banche, dovranno attendere ancora.

Tria ha chiarito che nessuno può infilare le mani nella cassaforte – per altro, vuota – del Paese. senza il suo consenso

Con l’approvazione di questo Def, insomma, il ministro Tria ha chiarito che nessuno può infilare le mani nella cassaforte – per altro, vuota – del Paese. senza il suo consenso. Il che, ha impedito a premier, vice ed orchestre pentaleghiste la possibilità di fare campagna elettorale per le europee con annunci spot ad effetto.

Il che, naturalmente, li ha fatti arrabbiare e acuito ulteriormente le tensioni fra Di Maio e Salvini, che nell’immediatezza hanno preferito tacere sul provvedimento approvato e, tanto per cambiare, battibeccare fra loro su tutto. Perfino su dove “trascorrere” il 25 aprile. Subito dopo, però, hanno deciso che una volta concesso il via libero parlamentare al “documento” Tria, chiederanno a Camera e Senato di approvare una sorta di def “a latere”, per impegnare il governo, nel rigoroso rispetto della logica spartitoria pentaleghista, a: 1) non far scattare in alcun caso le clausole di salvaguardia fissate nella legge di bilancio 2019 (entrambi); 2) assicurare, anche se senza fissare scadenze perentorie, la realizzazione della Flat tax (Lega); 3) ricorso al quoziente familiare per il taglio delle tasse (M5s). Il tutto dovrebbe, completarsi entro aprile, in maniera da spenderselo nell’ultima fase di campagna elettorale, recuperando così il tempo perduto ad aprile. Che, poi, tutto questo sia destinato a restare soltanto sulla carta e a non avverarsi, poco importa.

Certo questo sorta di supplemento al “def” – è solo carta straccia – ciò non di meno, offre lo spunto per una valutazione di quanto rispetto Di Maio e Salvini abbiano per il Mezzogiorno: praticamente “zero”. Tant’è che non lo degnano neanche di una citazione. E dire che il primo, nato ad Avellino e cresciuto a Pomigliano, è meridionale “doc” ed il secondo pur di estrazione “padano” – dopo aver offeso per decenni il Sud – dice di averlo riscoperto e di averlo a cuore come la sua Padania. La verità è che, volendo conquistare palazzo Chigi, ha bisogno anche dei voti dei suoi abitanti. Tutto disinteressato, quindi! Già, il Garibaldi anni 2000.

La verità è che entrambi i soci della compagnia di governo, come il “Principe” machiavellico, sono convinti che per “governare” l’importante “è far credere” e si comportano di conseguenza. Perchè, “il fine giustifica i mezzi” ed il loro fine è restare aggrappati alla poltrona. Percui tutto va bene: il contratto di governo e l’approvazione “salvo intese” dei decreti in discussione. Che, in realtà, servono solo a nascondere le difficoltà di rapporto fra loro e l’incapacità di governare. Consentono, però, ad entrambi di tenersi buoni i rispettivi elettorati, facendogli credere di aver mantenuto le promesse elettorali. E questo gli basta.